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L'immagine raccontata
Orso bruno marsicano

Super A, A 70-200 f. 4 Takumar, Fuji Velvia
| La fauna selvatica può
essere fotografata in due modi diversi: con l'appostamento all'interno di un
capanno mimetico oppure attraverso quella che viene comunemente definita caccia
fotografica vacante. E' ovvio che tra le due forme quella che produce maggiori
successi è la prima, ciò soprattutto quando l'animale che si intende fotografare
è piuttosto schivo e diffidente verso l'uomo come ad esempio, l'orso bruno
marsicano. A ciò si aggiunga che, attualmente, il numero di orsi presenti nel
Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise si aggira attorno alle 40 unità,
quindi le possibilità di avvistamento sono ridotte ai minimi termini. Tuttavia,
c'è sempre l'eccezione alla regola.
Tempo fa invitai un mio amico emiliano a trascorrere una giornata tra le
montagne del P.N.A.L.M. e, tra i vari sentieri, scelsi il K6, che dalle Sorgenti
delle Donne conduce al rifugio di Forca Resuni. Quel giorno partimmo un po'
tardi e con me portai lo stretto necessario tra cui un'attrezzatura fotografica
piuttosto snella, composta da un corpo macchina Pentax Super A e due obiettivi
zoom 35-105 e 70-200. La giornata non era delle migliori da un punto di vista
meteorologico, tuttavia, l'esperienza acquisita nel corso degli anni mi
suggeriva di proseguire nell'escursione, consapevole del fatto che il tempo in
montagna cambia repentinamente. Durante il cammino incontrammo vari
escursionisti, tra cui due anziani coniugi di Barrea con cui ci intrattenemmo.
Dopo aver scambiato qualche battuta, i due coniugi ripresero la strada del
ritorno mentre io e il mio amico restammo ancora un po'. Dopo poco, l'anziana
donna che si era congedata da noi tornava sui suoi passi avvertendoci che poco
più sotto c'era un giovane orso marsicano al pascolo. Riposi immediatamente
tutto quello che avevo nello zaino e mi precipitai sul posto indicatomi dalla
signora. Arrivai con il cuore in gola e lì mi apparve un orso di giovane età al
pascolo. L'emozione fu tanta, afferrai la macchina fotografica e feci appena in
tempo a fare qualche scatto. Purtroppo, l'ottica non adeguata al caso specifico
e il poco tempo a disposizione non mi consentirono di effettuare delle foto a
pieno formato. Quel magico momento infatti durò solo pochi istanti, dopo poco
l'orso si allontanò facendo perdere le sue tracce nel folto della faggeta.
Eventi come quello descritto sono oggi purtroppo poco frequenti. In effetti,
il numero esiguo di orsi presenti nel parco, come sopra detto, e non ultimo la
notevole presenza di turisti nelle aree protette non consentono frequenti
avvistamenti, anzi, spero proprio che un numero così basso di esemplari non
costituisca il punto di non ritorno per l'estinzione della specie. Oggi le forze
in campo per la salvaguardia dell'orso nell'Appennino Centrale sono diverse,
forse quello che però manca è un maggior coordinamento tra le stesse affinchè
l'azione sia ancora più incisiva. Del resto, non capisco perchè nel Trentino la
reintroduzione del plantigrado (praticamente estinto) sia avvenuta con successo,
mentre qui (Appennino Centrale) dove l'orso non è mai scomparso completamente
non si riesca ad attuare una protezione più efficace.
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